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Castelbuono. Il vescovo di Cefalù inaugura la struttura. Primi ospiti una famiglia serba con quattro figli

Dare concretezza alla parola accoglienza. È il principio con cui è stata aperta la «Casa del Mandorlo» a Castelbuono, il comune più grande delle Madonie, in occasione della 106° Giornata mondiale del migrante e del rifugiato.

Accanto al Santuario della Beata Vergine delle Grazie, conosciuto in zona come «La Santuzza», questa esperienza di accoglienza di migranti unisce il segno della casa, indispensabile per una vita dignitosa, e il mandorlo, simbolo di speranza nella Bibbia, primo albero che fiorisce dopo l’inverno annunciando la primavera, richiamo al ruolo che la Sicilia svolge nel Mediterraneo.

«L’approdo in una casa accogliente fa sbocciare i sogni di un futuro diverso» afferma monsignor Giuseppe Marciante, vescovo di Cefalù, che ha fortemente voluto l’apertura di questa struttura, che ha già i suoi primi inquilini, una coppia serba con quattro figli. Il papà arriva da ragazzino in Italia assieme alla madre, nel 1987, un periodo di grave instabilità politica. Approda con un barcone in Puglia e da lì viene trasferito a Palermo, allo Zen. Il padre e gli altri fratelli, rimasti in Jugoslavia, sarebbero arrivati in Sicilia successivamente. Li attende un lungo periodo al campo nomadi della Favorita, a Palermo. Nel 2007 questo giovane si sposa, tenta di chiedere asilo in Belgio e in Francia, dove vive per alcuni periodi. Poi il ritorno in Sicilia. E adesso la possibilità di dimostrare che può dare una opportunità ai suoi quattro figli. Un’opportunità per la quale ringrazia il vescovo Marciante e tutte le persone che hanno permesso questo trasferimento.

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La cerimonia di inaugurazione a Castelbuono – A.T.

Ieri, all’inaugurazione, anche gli interventi di Mario Affronti, direttore dell’Ufficio regionale per la Pastorale delle Migrazioni della Conferenza episcopale siciliana, e di Salvo Ficarra, che con Valentino Picone ha sbancato i botteghini con l’ultimo film «Il Primo Natale», affrontando con garbata comicità proprio il tema dell’immigrazione.

«Siamo in piena pandemia, ma non si tratta di quella del Covid-19, è la pandemia dell’individualismo, dell’intolleranza verso chi è diverso – afferma monsignor Marciante – L’inaugurazione di questa casa vuole interrompere la diffusione di un pericoloso virus, il razzismo strisciante che produce la morte della convivenza pacifica tra gli uomini e crea nuovi scarti umani. La nostra Chiesa diocesana si fa ancora una volta accogliente ospitando alcuni nostri fratelli, condividendo con loro sofferenze e speranze».

E aggiunge: «Spetta a ciascuno di noi, indipendentemente dal credo religioso, politico e da ogni ruolo o servizio esplicitato nel tessuto sociale e civile, vincere l’odio. Un dovere che deve asfaltare, con scelte di carità, le vie del nostro essere uomini, cittadini e cristiani. L’amore verso il prossimo non può passare mai dai filtri visibili o invisibili del mondo dell’economia o della logica del mercato. Il fratello va amato, il forestiero va accolto. Deve essere amato e deve essere accolto. Sempre».

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Written by madonienews

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