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E’ stata una mazzata all’economia la Zona Rossa in Sicilia

L’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza ha riferito ieri all’Ars sulla situazione della pandemia in Sicilia chiarendo che i prossimi giorni saranno “decisivi” per capire quanto concreta possa essere la possibilità di una transizione verso la zona arancione ma in queste ore si fa fatica a contenere in tutta l’Isola il malessere di migliaia di piccoli imprenditori con l’acqua alla gola, che si sentono abbandonati da uno Stato assente che non va oltre le elemosine.

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Non parliamo di dipendenti pubblici né di pensionati che da questa crisi usciranno indenni. Non parliamo neanche dei dipendenti del settore privato, per i quali bene o male sono state messe in campo tutte le forme di tutela possibili. Parliamo della micro-economia di cui è fatto il tessuto produttivo della nostra isola: artigiani, ristoratori, titolari di palestre e di B&B, commercianti che hanno deciso di far sentire la propria voce.

Proprio qualche giorno fa, a Palazzolo Acreide, nel Siracusano, il presidente della Regione, Nello Musumeci ha incontrato gli operatori economici che da giorni protestano occupando l’aula consiliare del Comune.
A Catania si è costituito ieri il comitato spontaneo “Ristoratori Siciliani Indipendenti”, un movimento autonomo, “ a cui aderiscono oltre cento ristoratori locali che non si riconoscono più nelle tradizionali sigle sindacali perché sono stati abbandonati dalle varie associazioni a livello nazionale e regionale”. “Siamo stanchi di questi ‘stop and go’ dei governi nazionale e regionale. Siamo arrivati. Non sappiamo più cosa fare. I ristori non bastano. Chiediamo di poter riaprire in sicurezza, come hanno fatto nella Provincia autonoma di Bolzano, con i servizi al tavolo”, ha tuonato ieri il presidente regionale della Fipe Confcommercio Dario Pistorio, anche lui presente alla protesta dei ristoratori etnei.

In Sicilia sono 15 mila gli esercizi pubblici associati alla Fipe Confcommercio, il 70 per cento dei quali ristoratori e bar. Secondo i dati della Fipe-Confcommercio il 90 per cento ha sofferto la crisi dovuta alla pandemia perché non ha potuto esercitare la propria attività. Nel 2020 i bar hanno avuto un calo del 60 per cento, i ristoratori dell’85 per cento. In totale nell’isola vi sono stati due milioni 730 mila euro di perdite nel comparto. “Gli esercizi pubblici – ha sottolineato Pistorio – sono stati i più colpiti perché in zona arancione solo con l’asporto il 90 per cento dei ristoratori non ha aperto. Abbiamo preparato un decalogo, che abbiamo mandato sia al governo nazionale che regionale, che può dare un indirizzo per le aperture dei nostri esercizi in sicurezza, con restrizioni anche maggiori ed attendiamo una risposta”. “Zona arancione ? Noi pubblici esercizi – ha concluso – purtroppo saremmo nella stessa modalità di rosso. Non abbiamo concluso nulla. Vogliamo aprire”.

Un grido d’aiuto che proviene anche da Domenico Venuti, sindaco di Salemi, un piccolo centro del Trapanese: “ Se il calo dei contagi dovesse essere confermato fino alla fine della settimana sarebbe auspicabile la transizione della Sicilia dalla ‘zona rossa’ alla ‘zona arancione’”.
“Se questo passaggio – prosegue Venuti – non dovesse avvenire, allora sarebbe opportuno diversificare le misure di contenimento nei vari centri urbani in base al rischio epidemiologico dettato dai numeri. La ‘zona arancione’, infatti, pur mantenendo un prudenziale divieto di spostamento fuori dal Comune di residenza, consentirebbe la circolazione interna dando respiro ad alcuni settori importanti come il commercio, la ristorazione e i bar che più di ogni altro stanno pagando le conseguenze di questa crisi”.

Sono solo alcuni segnali di un disagio che ormai ha radici molto profonde e che avrà conseguenze drammatiche dal momento che al grido d’aiuto rimasto inascoltato dei “piccoli” si aggiunge lo stallo e l’incertezza dettati dalla crisi di governo che sta tenendo l’intero Paese con il fiato sospeso. Intanto, la Sicilia è alla sua seconda settimana in zona rossa. Una zona rossa “atipica”, ridotta ad una barzelletta e che di rosso ha avuto poco, nel senso che ha determinato la chiusura di tantissime attività ma non sembra aver intaccato le abitudini e la quotidianità di molti cittadini che hanno affollato le strade in barba ai controlli (assenti) e al buon senso.

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Indagine Doxa: “Ridateci la nostra routine”

Un’Italia che oscilla tra paura e speranza: questa la fotografia scattata qualche giorno fa dalla ricerca Doxa per Unhcr. Quasi 9 italiani su 10 (88%) pensano che, una volta finita l’emergenza Covid-19, la routine cambierà completamente. Oltre la metà degli intervistati (53%) afferma che, dopo questa esperienza, apprezzerà di più le certezze e le piccole cose della vita, senza dare più nulla per scontato; il 21% dichiara anche che cercherà di ridurre al massimo gli sprechi.
Oltre 7 Italiani su 10 (75%) vorrebbero decisamente tornare alla vita di prima e più di 8 su 10 (85%) ha trovato difficile adattarsi alle limitazioni imposte dalla pandemia. Nel 2013, il 35% dei nostri connazionali (quasi 18 milioni di Italiani) dichiarava che avrebbe immediatamente cambiato vita se solo avesse potuto. Se prima della pandemia la routine era considerata in qualche modo noiosa e scontata, oggi invece viene fortemente rivalutata e desiderata.

Dai no vax ai raccomandati del vaccino: tutti i “paradossi” della pandemia

Dai no vax ai raccomandati del vaccino il passo è stato breve. E in effetti sono tanti i paradossi che questa pandemia ha prodotto.
A cominciare dalla “crociata” dei no vax che sui vaccini hanno costruito le teorie più fantasiose fino ad arrivare all’estremo opposto, cioè quello delle vaccinazioni “sospette”: la solita cultura del favore che resiste a tutto, persino al virus.
Le segnalazioni sono ormai all’ordine del giorno: ricordiamo bene la vicenda delle 24 vaccinazioni sospette a Scicli, nel Ragusano. Poi altre 140 vaccinazioni “abusive” all’ospedale di Salemi, nel Trapanese. All’ospedale Madonna dell’Alto di Petralia Sottana (Pa), su 1.121 dosi inoculate fino al 21 gennaio, 333 sono finite sott’inchiesta del Nas perché non sarebbero state fatte alle categorie previste nelle direttive del governo nazionale.
Un’inchiesta, quella dei Nas che si è allargata a Villa delle Ginestre, uno dei centri anti-Covid di Palermo.

Tra le ipotesi al vaglio della Regione siciliana che ha annunciato il pugno duro contro i raccomandati del vaccino, c’è addirittura quella di negare il richiamo a chi ha saltato la fila e di licenziare chi abbia favorito questo malcostume.

Presentata un’interrogazione all’Ars a prima firma del deputato Salvatore Siragusa (M5s): “Troppe le notizie sui disservizi, occorre mettere fine alle decisioni discrezionali”.

Siragusa ha chiesto “un ferreo monitoraggio sulla somministrazione dei vaccini, specialmente sulle dosi avanzate, per evitare scelte discrezionali o, peggio, somministrazioni ai furbetti”.
L’assessore alla Salute, Ruggero Razza, dal canto suo, ha già dato indicazioni ai dirigenti di avviare severi accertamenti sulla questione e di disporre, in caso emergessero irregolarità da parte di dipendenti regionale, le sanzioni previste, dalla segnalazione alla commissione di disciplina al licenziamento.
La Regione siciliana, intanto, ha già proceduto alla vaccinazione anti-covid del 2,37% dei suoi abitanti (dati Commissario straordinario per l’emergenza Covid – Presidenza del Consiglio dei ministri – Ministero della Salute aggiornati al 27 gennaio). 117.996 le dosi ad oggi somministrate; 181.225 le dosi consegnate. Da ciò si evince che la percentuale di vaccini somministrati in Sicilia rispetto alle dosi consegnate è del 65,10%.

Ieri sono state consegnate complessivamente 66mila dosi del vaccino di Moderna e 455mila del vaccino Pfizer ma pesano i ritardi nelle forniture (per quest’ultimo rispettivamente -29% e -20% di dosi nelle ultime due settimane) che mettono a rischio il Piano nazionale di vaccinazione e, più in particolare, l’ambizioso obiettivo della Regione siciliana di vaccinare entro settembre 3,5 milioni di siciliani.

Nello specifico, la tabella di marcia prevede di vaccinare nel primo trimestre 449mila siciliani ma questa settimana nell’Isola di dosi ne sono state consegnate 31.590. Seimila in meno rispetto alla scorsa settimana, quando ne erano arrivate 37mila anziché 49mila. Ridotte da 6.400 a 5.500 anche le dosi del vaccino Moderna.

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Written by madonienews

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