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Domenico Dolce: “Ecco la mia Polizzi Generosa

Per visitare Polizzi Generosa bisogna partire innanzitutto dalla chiesa di Santa Maria del Gesù Lo Piano. Se non altro perché si è piazzata al tredicesimo posto della classifica dei Luoghi del cuore del Fondo ambiente italiano. Decisivo si è rivelato l’apporto in Rete dello stilista Domenico Dolce, polizzano doc, che in coppia con il socio Stefano Gabbana ha lanciato un appello facendo scalare posizioni su posizioni.

E allora cominciamo la proposta di visita tutta particolare di Dolce a partire dalla fine di via Garibaldi che bisogna percorrere tutta prima di arrivare al pianoro su cui si erge la chiesetta del Trecento. “Non è solo merito mio – dice lo stilista -, ma anche del mio amico Franco Marabeti e di Sabrina Milone del Fai che si sono mobilitati con anima e passione e della gente che ha espresso il voto. Quella chiesa mi ricorda l’infanzia, ce l’ho scolpita nella memoria. Aspetto solo che la Apple o la Samsung o qualche altro colosso dell’informatica inventino una cuffia per far rivivere i ricordi. Se ciò succedesse, verrebbe sicuramente fuori Santa Maria del Gesù Lo Piano con i colori, gli odori, i sapori di quel tempo. Con le passeggiate nel corso e le soste al bar Allegra, al bar Albanese dove si prendeva la Fanta che era una cosa eccezionale, il bar di Ciccio Ficile dove donna Rosa faceva la granita alle fragoline di Polizzi più buona del mondo, tipo Natale in casa Cupiello”.

Colori, odori, e sapori un’eredità immateriale che è più viva che mai. “Certo, perché io fatico a ricordare l’altra parte della mia vita, certamente più lunga, quella passata a Milano, mentre ho vivissimi ricordi di Polizzi: la luce, la neve, il ghiaccio che pende dalle tegole, i fagioli badda, lo sfoglio. A Polizzi però bisogna arrivare da Scillato, dall’autostrada. Il paese da lì si ammira isolato in cima a un poggio che devi scalare per novecento metri. Salirvi è come arrivare in paradiso e quando vi arrivi ti rendi conto di essere davvero in un posto speciale, senza inquinamento, dominato dal silenzio e dalla storia. Ti affacci dal belvedere e lo sguardo spazia verso l’infinito, le montagne, il mare, la collina. E la corona delle Madonìe, io preferisco chiamarle così. È Generosa in tutti i sensi, non solo perché così la definì Federico II quando vi fu accolto nel 1234”. Polizzi annovera significative presenze artistiche come la chiesa di Santa Maria Assunta con il trittico fiammingo, quelle della Commenda, di San Francesco d’Assisi, di santa Maria della Porta, del Carmine, di Sant’Antonio Abate che fu in origine una moschea.

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“Chiese piccole e belle a cui bisogna assolutamente aggiungere la processione del Venerdì santo, emergenza Covid permettendo. È una processione molto emozionante e partecipata, in cui percepisci il dolore della vita. Questa Madonna porta un manto nero di pizzo con i ricami oro disegnato da noi perché ne siamo molto devoti. Poi in maggio c’è anche l’apertura dei tabernacoli, con la recita del rosario. Un altro momento di grande partecipazione collettiva, in estate, è la sagra delle nocciole. E infine, ci sono i palazzi signorili, espressione della potenza feudale: palazzo Carpinello, sede della Regia Secrezia, palazzo Gagliardo. Ma la vera fortuna di Polizzi risiede nel fatto che ha resistito al dilagare delle costruzioni degli anni Settanta”.

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Ma Polizzi è anche tanta natura intorno, dalla gigantesca frattura geologica della “Padella” che domina il panorama verso nord- ovest, alle montagne innevate e all’abete relitto delle Madonìe che invitano alle escursioni naturalistiche.

“Purtroppo io, a differenza dei coetanei, non ho avuto molte esperienze in tal senso. Sin da piccolo ero già in bottega a imparare l’arte della sartoria da mio padre. A tredici anni ero già fuori, poi ad aprire negozi. I miei amici andavano a sciare, poi in estate al mare e non c’era verso di far cambiare idea ai miei. Il mare? ” Fa venire i reumatismi”. Sciare a Piano Battaglia? Poi se cadi ti rompi una gamba”. Ma è andata bene così, con i miei che mi hanno addestrato a lavorare, se non nascevo a Polizzi non sarei diventato lo stilista Domenico Dolce. Ed oggi, col senno del poi, sono felice come una Pasqua. A Polizzi ci torno ogni estate. E a volte mi piace solo vedere la luce e sentire il silenzio che c’è alle tre del pomeriggio: luce, silenzio, ombre e odori”.

fonte – repubblica

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Written by madonienews

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