“I briccochi” di Scillato. Dal rischio estinzione al presidio Slow Food, grazie ad un gruppo di giovani imprenditori

Da sempre, il piccolo borgo madonita di Scillato, adagiato nella valle del fiume Imera ai piedi del Monte dei Cervi, del Monte Fanusi e del Cozzo di Castellazzo, è stato annoverato come uno dei luoghi più ameni e abbondanti d’acqua dell’intera Sicilia, e per secoli, le sue sorgenti, hanno rifocillato il capoluogo dell’isola.

L’acqua è stata l’elemento che ha dato vita anche alla realizzazione di numerosi mulini, intorno ai quali si andò sviluppando il centro abitato. Al riguardo, un mulino viene già citato in un documento del 1156 e il nome della località (Xillatum). Viene considerato un comune giovane, poiché soltanto nel 1961 ha acquisito l’autonomia distaccandosi da Collesano.

La piccola comunità di Sciallato, circondata da sorgive che rendono fertili i suoi terreni, nello scenario siciliano si è imposta con due suoi meravigliosi gioielli: le albicocche e l’arancio biondo, che da un trentennio vengono identificate di Scillato, prodotti che rientrano nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) stilato dal Ministero delle politiche agricole e forestali (Mipaaf).

Pare che la coltivazione dell’albicocca, nel territorio, sia stata introdotta negli anni settanta dello scorso secolo1. Il successo della coltivazione di questa piccola drupa è legata al fatto che questo frutto che annuncia l’estate, è una delle poche varietà precoce del panorama pomologico siciliano,2 la qualcosa, impedisce al frutto di essere attaccato dalla mosca della frutta e dalle comuni patologie fungine risultando una produzione simile a quella biologica, anche se non certificata. Scillato nel mese di giugno si tiene una sagra dedicata al Prunus armenica.
I frutti, a produzione scalare, cominciano a maturare da marzo a giugno. La coltivazione si caratterizza della presenza di impianti tradizionali, non specializzati; ad esclusione di una leggera potatura annua, non si fanno alcun trattamento chimico.

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La raccolta è a mano e in modo scalare. La maturazione inizia alla fine di maggio e dura solitamente due o tre settimane. A inizio estate le albicocche di Scillato appaiono in tutta la loro sfolgorante bellezza. Piccole, tonde al punto giusto, con piccole valve asimmetriche che donano loro una forma ovale, presentano una buccia giallo-arancio, con screziature rosse nella parte esposta al sole. La polpa è sempre giallo-arancio, dolce e zuccherina al pari della buccia.3 Una varietà di albicocca che si distingue oltre che per la sua precocità, per una colorazione sfaccettata di rosso, dal profumo e dal sapore intensi, delicata, coltivata con pratiche agronomiche sostenibili e di produzione limitata.

L’immagine dell’albicocca di Scillato è assicurata dalla presenza dell’associazione denominata I carusi, cinque ragazzi che da qualche anno operano per valorizzare e salvaguardare i prodotti del territorio. Un lavoro che ha comportato il recupero di vecchie varietà locali ma anche alcuni impianti che erano stati abbandonati. Naturalmente nell’attività di recupero e valorizzazione dell’albicocca scilatese è intervenuta anche Slow Food con l’istituzione di un Presidio, impegno, che ha contribuito a recuperare questo gioiello della biodiversità siciliana4 che si stava perdendo.

Per la comunità di Scillato l’albicocca, così come l’arancia, rappresenta l’identità e l’orgoglio ma anche ricchezza. Le albicocche di Scillato si possono consumare fresche o secche oppure all’interno di molte ricette e dolci tipici siciliani. A Scillato tutte le famiglie contadine preparano ogni anno un’ottima confettura di albicocche. In Sicilia troviamo altre due aree di produzione di albicocche: il territorio di Canicattì e quello etneo.

Fonte – siciliagricoltura

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