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Gangi capitale della Salute, due giorni dedicati alla prevenzione con il Congresso di diabetologia

In Italia, in base ai dati Istat, nel 2016 si è stimata una prevalenza del diabete noto pari al 5,3% della popolazione (5,4% negli uomini e 5,2% nelle donne), pari a oltre 3 milioni di persone. La prevalenza aumenta al crescere dell’età fino a un valore di circa il 20% nelle persone con età uguale o superiore a 75 anni. Cambia anche in base all’aspetto geografico con un’incidenza maggiore al Sud con il 6,1%, nelle Isole al 5,8%, più bassa invece nelle regioni del nord (4,7 e 4,5%) rispetto a quelle del centro (5,7%). Ecco perché è importante, oggi più che mai, informare la popolazione sui rischi legati alle patologie del benessere.

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Oggi e domani a Gangi il Congresso di psicogeriatria, cardiologia e diabetologia riunirà sulle Madonie esperti del settore, medici e addetti ai lavori per discutere dei temi legati all’insorgenza una malattia grave e diffusa la cui prevalenza, secondo l’OMS, è in continuo aumento. Più di 100 medici e personale sanitario provenienti da tutta Italia si riuniscono a Gangi per affrontare temi importanti relativi alla persona nella sua interezza, anche in previsione della Giornata mondiale del diabete prevista, come ogni anno, il prossimo 14 novembre. «L’esigenza di questo convegno è quella di creare un confronto costruttivo tra le varie figure professionali che si occupano di diabete nei vari ambiti al fine di offrire gli strumenti terapeutici, diagnostici e culturali per affrontare il diabete – afferma il dottor Giuseppe Barbagallo, presidente del Congresso -. Cercheremo di creare il know-how adeguato per una gestione del diabete nella sua interezza e complessità».
In Italia il 15,2% dei soggetti colpiti da diabete è nella fascia d’età fra 65 e 74 anni; il 19,8% dei soggetti sono ultra75enni. Secondo questi dati 18 mila decessi, 75 mila infarti cardiaci, 18 mila ictus, 20 mila IRC e 5 mila amputazioni agli arti inferiori si correlano alla malattia diabetica. Inoltre è stato dimostrato che il diabete mellito è un importante fattore di rischio per lo sviluppo di deficit cognitivo e di disturbi del tono dell’umore come ansia e depressione e che una valutazione della funzione cognitiva del paziente diabetico anziano sia essenziale per le ripercussioni che può avere su tassi di ricovero ospedalieri, capacità autoassistenziali, follow-up specialistico e aumentato rischio di istituzionalizzazione. «Questi dati impongono una riflessione circa la necessità di intervenire più efficacemente sia sul fronte della prevenzione della malattia che su quello della cura e dell’assistenza – prosegue Barbagallo -. Da qui nasce la necessità di fornire aggiornamenti professionali specifici a tutte le figure professionali quali infermieri, medici di medicina generale e specialisti finalizzati a gestire in maniera più accurata questa cronicità prevenendola, ove possibile, e diagnosticandola e curandola meglio cosi da ridurne l’impatto sociale ed economico».

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